Erano le 6.00 di mattina di domenica 6 luglio 1986, quando a Borgo Maggiore (Repubblica di San Marino) nacque Michele.
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Dimostrò fin da subito carattere e personalità. Amato dalla sua famiglia trascorreva con mamma e nonni tutto il suo tempo. Era un bambino vivace, ironico, felice e pieno di voglia di vivere.
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Affrontare la scuola materna significò per lui affrontare il primo vero distacco dai suoi affetti più cari. Non fu un periodo facile ma il suo carattere gli permise presto di integrarsi nel gruppo di nuovi amici.
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Mostrò pienamente se stesso nel periodo della scuola elementare. Infatti cominciò a distinguersi per precisione e meticolosità dando sempre il meglio di se con ottimi risultati. Iniziò inoltre ad appassionarsi a due degli sport che poi gli resteranno sempre nel cuore: il calcio, dove ogni occasione era buona per correre e dare due calci ad un pallone, e lo sci, altra sua grande passione che purtroppo si rivelerà tragica.
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Il colore bianco del latte, il colore bianco della neve, il colore bianco e nero della sua squadra del cuore: la Juventus; queste erano le cose che Michele amava di più in quel momento della sua vita. E poi l’estate con gli amici, vicini di casa e non. Giocavano in mansarda al computer (che sfide a GP2!!!), oppure fuori con giochi da tavolo e i soldatini, sul tavolone davanti al dondolo, ma soprattutto giocavano a calcio, calciando quei palloni contro il garage e bucandone in quantità industriale contro le rose, dalla mattina fino alla sera e persino "in notturna".
Quando poi in inverno scendeva la neve, i suoi occhi si illuminavano perché poteva correre con il bob e fare battaglie di neve con i vicini di casa. E come dimenticare le settimane bianche in montagna con genitori e amici. Sciare era la sua passione, sempre il primo sulle piste al mattino e l’ultimo ad abbandonare al pomeriggio. Sciava con la massima sicurezza e responsabilità, non avrebbe mai messo a repentaglio la sua vita o quella degli altri, era una sua peculiarità... in ogni cosa che faceva.
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A Michele piaceva costruire modellini di tutti i generi: aerei, carri armati, moto e auto di qualsiasi tipo, dal rally alla formula uno, non faceva differenza, a lui bastava costruire. Il tutto veniva eseguito con una precisione e puntigliosità incredibile e i risultati non potevano essere che fantastici. Nessuno poteva toccare i suoi modellini e soprattutto nessuno poteva spolverare in camera sua, subito si accorgeva se qualcosa veniva spostato. Purtroppo per la mamma erano le uniche cose che Michele teneva in ordine (nel suo disordine lui diceva di trovare tutto).
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Le scuole medie le affrontò anche in questo caso con la massima serietà e con eccellenti risultati e quando raggiunse i 14 anni, l’età del motorino, iniziarono le prime "discussioni" in famiglia, per uscire con gli amici e per decidere l’orario del rientro a casa alla sera.
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Le sue passioni aumentarono: incominciò ad interessarsi anche al rally, al tennis, all’hockey, al motomondiale e alla formula 1 (che pomeriggi passati davanti alla TV a tifare per Valentino Rossi e Michael Schumacher). Si appassionava a tutti gli sport seguendo dal vivo i rally del circondario, le manifestazioni auto/motoristiche e il campionato Superbike a Misano. Tutto quello che era velocità lo entusiasmava, normale per un ragazzo della sua età.
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Alla scelta della scuola superiore da frequentare optò per il liceo scientifico. Partiva presto da casa con in spalla il suo zaino blu e giallo che sistematicamente, arrivato sulla soglia dell’aula, lanciava sul suo banco. Insieme ai libri (pochi e spesso sbagliati) non mancavano mai il giornale d’auto e motori, qualche giochino simpatico e... lo stucco con cui copriva i fori sui muri dell’aula per rimediare alle gare di freccette (ovviamente portate da lui ad inizio scuola!!).
Le sue abilità manuali non erano un segreto per nessuno, nemmeno per i suoi professori che hanno sempre riconosciuto la sua intelligenza e la voglia di approfondire gli argomenti legati alle sue passioni. Conoscevano le sue possibilità ed è per questo che lo spronavano a dare di più. Quante volte si è salvato in corner con la prof. d’italiano grazie ai suoi capelli biondi e agli occhioni azzurri.
E come dimenticarsi delle interrogazioni di fisica?!?! Tra una formula e l’altra dilettava gli amici con i suoi stacchetti da ballerino provetto, accompagnati dal pubblico maschile e applauditi da quello femminile.
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A diciassette anni incontrò una bella ragazza. Con lei trascorse due anni bellissimi, pieni di momenti gioiosi e felici, ma forse la giovane età, forse l’allontanarsi dalle amicizie cominciò a pesare ad entrambi e la storia finì.
La scelta del liceo si rivelò felice fino al terzo anno, poi la crisi. Crisi che riuscì a superare (grazie al suo grande ottimismo), ma la sua voglia di studiare svanì. All’esame di maturità furono tutti d’accordo sul fatto che il basso risultato di Michele fu meritato solo per la poca voglia che mise in campo nell’ultimo anno scolastico. Lui lo ammise, dimostrando grande sincerità: per non prendere in giro se stesso preferiva studiare solo quello che gli interessava.
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Ma Michele non era solo sincero, era anche solare, sempre pronto a scherzare e a sdrammatizzare nei momenti più difficili. Un ragazzo curioso e con tante passioni, socievole e pieno d’aspettative per il futuro, un ragazzo semplice, spontaneo e genuino. Per questo non era per gli amici solo un compagno di classe, ma un grande amico!!!
Arrivò presto il periodo dell'università. Un appartamento trovato, due nuovi amici, un facile inizio. A lui bastarono poche settimane per farsi nuovi amici con cui condividere studio e tempo libero. Nel giro di poco tempo li conquistò grazie alla genuina simpatia e disponibilità, alla voglia di conoscere e aprirsi agli altri.
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Gli studi però faticavano ad ingranare, la stanchezza si faceva sentire dopo cinque lunghi anni di liceo. Proprio la sua Ingegneria Meccanica, inizialmente un obiettivo gradito e gratificante, si rivelò pian piano un grosso problema al quale non seppe o non volle porre rimedio. Prese così la decisione di cambiare Università e dirigersi verso quella che sarebbe stata il trampolino di lancio della sua futura professione.
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Poi come sempre, quando si è tranquilli e sereni, capita quello che non ti aspetti, quello a cui non puoi porre rimedio, dove non puoi fermare il tempo e tornare indietro... "sarebbe troppo bello". Una tragica fatalità e in pochi secondi una giovane vita si spezza all’improvviso senza scampo. Un figlio che parte per chissà quale missione, un angelo in prestito che torna da dove era venuto, che lascia su questa terra altre vite straziate dal dolore... ma con la speranza di poterlo riabbracciare un giorno... per poter continuare il cammino insieme... ancora una volta...
Questo era Michele, un ragazzo con tanta voglia di vivere, un ragazzo solare, ironico, mai volgare, anche se campione di "rutti", un ragazzo che non ha mai preso strade diverse, pericolose, che non ha mai dato problemi di alcun genere, sempre con la battuta pronta e sempre disponibile ad aiutare gli altri fin da piccolo.
Un angelo in prestito che qualcuno ha voluto regalare a tutti noi anche se per troppo poco.
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Il ricordo di un suo caro amico:
Quando si ha 20 anni si pensa di avere ancora una vita davanti.
Quando si ha 20 anni si pensa di essere già adulti.
Quando si ha 20 anni non si pensa alla morte
Si diventa indipendenti, o meglio, lo si sperimenta. Per tutti noi era un ragazzo genuino, un simpaticone che riusciva immancabilmente a sorridere di fronte alle difficoltà, e ancora di più a portare sempre allegria attorno a lui. Guardando sotto questa maschera bonaria emergeva inoltre un animo sensibile, un’intelligenza brillante. Un’intelligenza a volte persino da lui stesso sottovalutata.
Ma per noi amici più vicini era palesemente scontata, non mancava mai infatti di mostrare le sue doti, come sempre nella massima umiltà.
Era appassionato di corse, di velocità, di tutto ciò che permettesse all’uomo di estendere i suoi limiti.
Ma dei suoi limiti ne era ben conscio. Nelle gare sfrenate che avevamo occasione di fare lui vinceva irrimediabilmente. Gare sicure però, davanti al computer di casa, seduti a scherzare. Quando poi si trattava di mettersi in gioco, Michele metteva sempre la sicurezza in primo piano, preciso e meticoloso come lui solo riusciva ad essere. Non ho mai viaggiato in macchina con un pilota più fidato e coscienzioso di lui.
Siamo solo ragazzi troppo cresciuti a cui è appena mancato uno dei migliori amici. La nostra ultima domanda resta, come sempre, dove sia ora, se mai lo rivedremo. La nostra risposta è la speranza di poterci riunire tutti, senza più paure.
"Michele, vogliamo però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, vogliamo pensare che
ancora ci ascolti e che come allora sorridi".
Per sempre, in ognuno di noi.
Il ricordo di un’insegnante:
Ho sempre vissuto intensamente le esperienze dei ragazzi, fino a farle diventare una parte di me. Ogni allievo ti arricchisce e ti segna, ti lascia dei ricordi, dei frammenti del percorso che ha fatto
negli anni di liceo con te. Michele era uno di questi alunni, che ho visto maturare e cambiare, da adolescente a uomo.
Si distingueva per l’umanità e l’educazione, per il comportamento corretto verso i compagni e soprattutto per quel rapporto di stima e rispetto che aveva con l’insegnante. Non sempre sfruttava al massimo la sua acuta intelligenza e le sue ottime potenzialità, ma questo non toglie nulla alla considerazione che ho avuto per lui e che non è riconducibile in un voto...
Lo voglio ricordare così in una fredda giornata di ottobre, in bici, con i capelli al vento e il sorriso sulle labbra...
Il ricordo dei suoi compagni di squadra del rugby:
Non vogliamo tracciare le sue lodi, Michele non ne ha bisogno, chi lo conosceva bene, o anche solo da pochi mesi, sa quanto speciale era questo ventenne pulito, di buoni sentimenti e di valori sani.
Subito era diventato un amico di tutti, era sempre disponibile, aperto, gentile, solare... lui con la sua faccia da "bravo ragazzo" che si vedeva lontano un miglio.
Michele è uno di noi, semplicemente "uno a posto", che merita onore e rispetto per quello che è stato e per come è vissuto. Pur nel dolore, i genitori e i nonni che lo hanno cresciuto, educato, devono andare fieri... hanno fatto un lavoro eccelso!
I giorni rinascono dai giorni, questa è la nostra speranza, la speranza che, chi ti ha conosciuto abbia ricevuto un dono. Per questo non ti diciamo addio, ma solo...
ARRIVEDERCI MICHELE
Il ricordo dei vicini di casa:
Michele ha gli occhi azzurri, azzurri come il cielo di una triste mattina di fine gennaio, quando, sorridendo alla vita, è volato via, perdendosi per sempre in quello spazio immenso che poco più di vent'anni fa ha prestato alcune gocce del proprio colore a due occhi profondi, limpidi e sinceri, sempre sorridenti e gioiosi.
Gli occhi di Micky...
Aveva voglia di vivere Michele, tanta voglia di vivere, tanta voglia di divertirsi, di giocare, di godersi gli amici, i suoi innumerevoli amici, quei tantissimi amici che puoi avere solo se sei un ragazzo in gamba, di quelli che non amano perdere tempo dietro agli sballi, alle teppistate o a tutte le innumerevoli strade che ti portano lontano dai valori veri della vita e che ti fanno perdere la voglia di viverla la vita...
E' morto Michele e ancora non sembra vero.
E' morto sorridendo alla vita, in una giornata di sole, di un inverno fin troppo mite, è morto sciando, mentre faceva una delle cose che nella vita amava di più.
Il destino, la sfortuna o chissà che, lo ha fatto incrociare e legare indissolubilmente al destino di un altro ragazzo, ugualmente sfortunato e forse ugualmente in gamba, ed entrambi sono volati via, via dai nostri occhi, via dalla nostra quotidianità, ma mai, assolutamente mai, via dai nostri cuori...
E non c'entra l'essere scalmanati, non c'entra l'essere spericolati, Michele non lo era di certo.
Non c'è più Michele, ed è difficile spiegarlo alla mia bambina che ha 4 anni e che appena sentiva aprire la porta di casa sua correva fuori a salutare chi usciva e spesso gridava gioiosa "Ciao Micky"!!
Le ho detto che adesso Michele è l'angelo più bello del cielo, le ho detto che Gesù aveva bisogno di un bravo ragazzo per la sua squadra di calcetto e che adesso lui è lassù che gioca spensierato assieme a tanti altri ragazzi in gamba come lui.
Resta vicino a noi Micky, resta vicino ai tuoi genitori, ai tuoi nonni che faticano immensamente a reggere il peso della tua assenza, aiutali a trovare un senso alle loro interminabili giornate, a dare corpo alla parola futuro, aiutaci ad aiutarli...
Ciao Micky, ti saluto come ho fatto mille altre volte in passato, con la speranza che il tempo ci faccia capire il senso di questa tragedia e la disperazione per la tua partenza si affievolisca e lasci intravedere uno spiraglio di luce sul futuro.
Ti ricorderemo sempre, perchè eri e sei parte della nostra vita quotidiana "di qua della strada"...
Il ricordo di un amico e collega di lavoro:
Quando ti ho incontrato la prima volta, ho pensato a te come al classico ragazzino sammarinese; viziatello figlio di papà impegnato suo malgrado nella pratica del "lavoretto estivo" da fare così che i genitori potessero poi vantarsi della buona volontà del figlio...
Ma poi sono passati i primi giorni, le prime settimane...l’attaccamento alle persone, da parte tua e verso di te, cresceva giornalmente. Credo che quella mano perennemente in tasca, sia stata la scintilla della nostra amicizia, spero tu sia d’accordo, a me sembra così.
Solo 20 anni e così affiatati, è bello aver lavorato con te, non credo di avertelo mai detto, ma neppure tu l’hai mai fatto mi sembra.
E poi c’è il calcetto, che non è più la stessa cosa. Ogni volta che gioco, che perda o vinca, non ha molta importanza, perché quando salgo in macchina non ho con chi parlare, ho solo una foto e un vuoto dentro che si rincorre col ricordo delle tue risate, delle tue smorfie e dei tuoi calci contro.
A volte mi chiedo come sarebbe se fosse accaduto il contrario, se fossi stato io ad aver lasciato te... rispondo dicendomi che avresti usato la tragedia come trampolino per fare qualcosa di positivo; perché chi resta per più tempo su questa strana terra ha il dovere di fare qualcosa di buono, anche in memoria e onore di chi non ha avuto tempo a sufficienza. Tu l’avresti fatto, lo sento!
Sei un ragazzo come pochi, anche se possono sembrare frasi retoriche, chi ti conosce sa che è verità. Forse è per questo che abbiamo legato subito. Non si può finire di vivere in maniera tanto assurda mentre il mondo è pieno di delinquenti di ogni grado.
O forse avevano veramente bisogno di te lassù... magari eri un angelo in prestito.
Un angelo mandato per ricordare a tutti che la vita per essere goduta appieno non ha bisogno di tanti fronzoli ma di una cosa sola, amore.
Quell’ AMORE che solo un genitore può avere per un figlio, non immagino amore maggiore.
E allo stesso modo non immagino il vuoto che hai lasciato tra quelle quattro mura, dove ogni cosa ha il tuo profumo, il tuo odore, il tuo respiro. Stai vicino ai tuoi genitori da lassù, hanno ancora molto bisogno di te...
Il ricordo dei genitori:
Per ricordare Michele non sarebbero sufficienti centinaia di pagine.
Possiamo affermare con sincerità e orgoglio che di Michele non esistono brutti ricordi, Michele era l’immagine della solarità, della felicità, della voglia di vivere. Fin da piccolo è sempre stato un bambino allegro, vivace e allo stesso tempo tranquillo, crescendo ha poi mantenuto nel tempo questa sua caratteristica, non ricordiamo una volta che abbiamo dovuto riprenderlo o discutere con lui di qualcosa di grave che avesse combinato. Tutto rientrava nella normalità e nelle problematiche legate all’età e alla società.
Il giorno della tragedia parlando con un suo carissimo amico dicendogli che perdendo Michele avevamo perso tutto, lui mi rispose: "Guido ti rendi conto che Michele era un figlio perfetto?".
Noi non abbiamo la presunzione di definire Michele un figlio perfetto, però possiamo certamente affermare che era un punto di riferimento per molti amici, chi lo ha conosciuto ha potuto apprezzare la sua sincerità, la sua spontaneità, la sua onestà, il suo modo di comportarsi, il suo modo di vivere.
Michele era buono, bravo e bello.
Due occhi azzurri che sorridevano ancora prima di lui, una faccia pulita da "bravo ragazzo", una faccia d’angelo, una persona semplice, ma concreta e determinata, senza tanti grilli per la testa, e un carattere unico nella sua semplicità.
Noi che abbiamo condiviso questi 21 splendidi anni possiamo dire di avergli dato tanto, ma mai quanto ci ha dato Lui a noi, e siamo certi che aveva ancora tanto da dare, a noi e agli altri, forse era destino che finisse così, o forse chissà... se solo avesse perso quella maledetta coincidenza sarebbe ancora qui con noi, forse lo scopriremo un giorno...
forse era davvero un angelo in prestito...
un angelo che abbiamo potuto avere, godere e apprezzare così intensamente perché forse era già scritto che doveva restare con noi così poco...
un angelo atterrato sul nostro pianeta, che regalava domande, amore e sorrisi...
un angelo rimasto troppo poco tempo sul pianeta terra...
Però... la sua presenza è stata tanto splendida... così come lo era la luce dei suoi occhi e del suo sorriso che illuminavano ogni cosa su cui si posavano e ogni cuore nel quale entravano...
Grazie Michi per esserci stato, per avere arricchito con la tua presenza la vita di quelli che ti hanno amato e che con te sono cresciuti e invecchiati... sappiamo che con queste parole tu ci capirai...
Michi,
ci riteniamo orgogliosi, fieri e fortunati di averti avuto con noi, l’amore che abbiamo per te il tempo non riuscirà mai a cancellarlo, sarà la nostra rivincita.
Non ti dimenticheremo mai e ti ameremo fino alla fine dei nostri giorni... prendici per mano quando la neve scenderà anche per noi...
SEI IL NOSTRO TESORO PIU’ GRANDE
CIAO MICHELE... ANZI
ARRIVEDERCI MICHELE...